Borgo Cason

Borgo Cason si trova sulle alture di Imperia, a circa 190 metri sul livello del mare. Vi abitiamo dal 2006, in una casa nata da una costruzione degli anni Settanta del secolo scorso, rimasta incompiuta per oltre trent'anni e terminata soltanto nei primi anni Duemila.

Panorama Borgo Cason verso il mare

Il panorama verso sud, al centro, completamente edificato, il Parasio.

Il nome che gli abbiamo dato viene dal fatto che pur essendo un unico fabbricato, è disposto attorno ad un cortile, e i corpi in cui è diviso sono irregolari a seguire l'andamento della collina, quindi un Borgo ligure, il Cason deriva dalla strada che sale dalla frazione di Artallo verso il Colle dei Bardellini fino ai trecento e più metri del Colle Scudellin. Un tempo era una strada consortile che collegava campagne, fasce coltivate e poche case sparse - quale sia appunto il Cason della Guardia mi è oscuro; il percorso continua - quasi pianeggiante, per noi liguri, diventando Strada Nostra Signora delle Grazie fino al Santuario di Montegrazie con spettacolari affreschi tardomedievali. Questo percorso, nonostante l'asfalto, è la mia passeggiata più frequente, rare sono infatti le auto che percorrono queste strade e alcuni sentieri alternativi consentono di uscire dalle carrozzabili.

Gli affreschi del Santuario di Montegrazie

Santuario di Montegrazie. Gli affreschi.

Da Borgo Cason lo sguardo corre naturalmente verso sud. In primo piano si distendono gli uliveti che da secoli modellano il paesaggio del Ponente ligure; più in basso si intravedono alcune serre e una curiosa villa con ambizioni di castello, da sempre disabitata chissà se vi alloggia qualche fantasma? Oltre, sul mare: a sinistra Oneglia, commerciale e sabauda, a destra Porto Maurizio, genovese nell'anima e raccolta sulle pendici del Parasio, dal 1923 riunite assieme ad altri piccoli comuni nella citta di Imperia dal nome del torrente che le divide e unisce allo stesso tempo e per quei tempi evocativo per le velleità coloniali italiane.

Nelle giornate più limpide, soprattutto durante l'inverno, l'orizzonte si allunga ben oltre il mare. Allora compaiono, quasi sospesi nell'aria, il profilo della Corsica e quello che immaginavo fosse l'Isola d'Elba ma che in realtà sono tre cime delle Alpi Apuane, non si concedono alla vista ogni giorno e proprio per questo sorprendono ogni volta.

Verso nord-ovest domina il Monte Faudo, facilmente riconoscibile dalle antenne che ne segnano la vetta. È il punto di riferimento costante del panorama, la montagna che chiude l'orizzonte e ricorda quanto breve sia, in Liguria, la distanza tra mare e montagna: i mille metri sono a meno di 10 km in linea d'aria e a 30 si sfiorano i tremila.

Panorama Borgo Cason con monti innevati

Le montagne innevate, a sinistra le antenne del Monte Faudo.

L'affaccio comprende anche l'autostrada A10, l'Autostrada dei Fiori. Il rumore del traffico arriva fin quassù, portato dal vento e dall'aria della sera. Non riesco però a considerarlo un elemento estraneo o fastidioso: per quasi trent'anni ho lavorato lungo quella strada e la sua presenza fa ormai parte del paesaggio, come un segno della vita quotidiana che continua a scorrere tra il mare e le montagne.

PiaggiaMonesi

A meno di un ora di viaggio, Piaggia in primo piano e sullo sfondo la stazione sciistica di Monesi di Triora, purtroppo in stato di abbandono. Siamo al confine tra Liguri, Piemonte e Francia, nei pressi delle sorgenti del Fiume Tanaro, terre brigasche dove si parlano ancora dialetti occitani.

Fra novembre e gennaio il sole tramonta a ridosso delle prime montagne, allora le nuvole si accendono di colori che variano dal giallo dorato all'arancione fino al rosso più intenso. Sono tramonti che raramente si ripetono uguali a se stessi e che riescono ancora a emozionare.

Vi sono poi le giornate di nebbia, meno frequenti ma forse ancora più suggestive. Gli uliveti scompaiono, il mare svanisce e le cime scompaiono a tratti, nascoste da quello che a Genova si chiama Caligu. In quei momenti il paesaggio assume qualcosa dell'atmosfera delle antiche stampe giapponesi Ukiyo-e. Viene spontaneo chiedersi come avrebbe rappresentato Hokusai queste colline: forse avrebbe sostituito il Fuji con il Faudo e immaginato le quindici stazioni dell'Autostrada dei Fiori al posto di quelle del Tōkaidō.

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Anche nel mondo di Hokusai esistevano gli Autogrill. La ventesima fra le 53 Stazioni del Tokaido rappresenta il punto di ristoro di Mariko.

Anche il paesaggio che oggi consideriamo tipicamente ligure è il risultato di una lunga trasformazione. Gli ulivi, che sembrano appartenere da sempre a queste colline, hanno progressivamente preso il posto di coltivazioni che in passato erano molto più diffuse. Le cronache dei secoli passati raccontano infatti di agrumeti che occupavano molte delle zone più riparate della Riviera. Le variazioni climatiche della Piccola Era Glaciale e alcune gelate particolarmente severe contribuirono a ridurne la presenza, lasciando spazio a un paesaggio dominato dagli ulivi.

È affascinante immaginare come apparissero queste vallate quando aranci e limoni erano parte integrante del panorama. Forse avevano qualcosa della Conca d'Oro che circondava Palermo prima della grande espansione urbana del Novecento: un mosaico di giardini irrigati, agrumeti e coltivazioni che i viaggiatori descrivevano come uno dei paesaggi più belli del Mediterraneo.

Di quel mondo sopravvivono oggi frammenti preziosi. Uno dei più suggestivi è il Giardino della Kolymbethra, nella Valle dei Templi di Agrigento, dove agrumi, olivi, acqua e pietra raccontano ancora l'antico equilibrio tra natura e lavoro umano. Camminando in quel giardino si può intuire qualcosa di ciò che dovevano essere molti paesaggi mediterranei prima delle trasformazioni dell'età contemporanea.

Il Giardino della Kolymbethra inaugura la Collezione degli Agrumi | Guida  Sicilia

Il Giardino della Kolymbethra e il suo agrumeto, anche la liguria di Ponente un tempo doveva mostrarsi così all'antico visitatore.

Forse è proprio questo il fascino di Borgo Cason. Non soltanto la vista del mare o la quiete degli uliveti, ma la sensazione di trovarsi in un luogo dove epoche diverse convivono nello stesso sguardo. Le fasce costruite nei secoli passati, l'autostrada che attraversa le vallate, i santuari dell'entroterra, i paesaggi agricoli che cambiano lentamente e i profili lontani delle isole che emergono nelle giornate più terse raccontano una storia che continua a trasformarsi senza perdere la propria identità.

Da qui il mare appare vicino, ma non immediato; le montagne sembrano lontane, ma bastano pochi chilometri per raggiungerle. È una delle caratteristiche più tipiche della Liguria: quella continua vicinanza tra mondi diversi che rende ogni panorama più complesso di quanto sembri a un primo sguardo.

Borgo Cason, foto zenitale

Borgo Cason, foto zenitale.